Superstizione, denaro e vendetta: così l'India dà la caccia alle streghe

20/02/2017

 

Articolo di Carlo Pizzati pubblicato sul quotidiano "LA STAMPA" del 20.2.2017

Ogni due giorni in India una donna viene uccisa con l’accusa di essere una strega. Dal 2001 sono state assassinate più di 2290 persone per stregoneria, secondo il ministero degli Interni di Delhi. La caccia alle streghe è un problema affrontato da leggi inefficaci nell’arginare un’ingiustizia che colpisce soprattutto le donne: quelle sopra i 30 anni, ma più spesso tra i 40 e i 60.
La storia della caccia alle streghe è complessa, ma vale la pena conoscerla perché ci parla di superstizione, ma anche di sfruttamento, sottosviluppo, malasanità, analfabetismo, e poi di usurpazione patriarcale, vendette di amanti respinti, gelosie tra parenti e beghe per pochi ettari di terra, appropriati con la scusa che la proprietaria usa la magia nera.

Sono 500 le «streghe» linciate nello stato dell’Assam, incastonato tra Birmania, Bhutan, Cina e Bangladesh, in un Nordest che sforna immigrati nel resto dell’India. Nei villaggi remoti, le mogli devono chiedere il permesso ai mariti prima di parlare, e i figli sono a volte obbligati da folle inferocite a punire la madre-strega picchiandola in pubblico.

Andiamo a ritroso, iniziando dalla tremenda scena finale in cui una donna viene obbligata a confessare facendole mangiare escrementi, picchiandola, stuprandola per poi seppellirla viva oppure decapitarla, quando non viene bruciata, proprio come accadeva a Giovanna D’Arco o alle streghe degli autodafé dell’Inquisizione. Ad esempio, pochi mesi fa nel villaggio di Naharbari, a 140 chilometri da Guwahati, tre assassini hanno preso zia e cugina e le hanno buttate in un pozzo con l’accusa d’averlo contaminato d’insetti con i loro sortilegi. Le hanno interrate mentre ancora urlavano.

Nel villaggio, la massa guidata da istinti, rabbia ed emozioni insegue la vittima, le getta addosso una rete da pesca come si fa per catturare i maiali. Poi la pesta, la prende a pugni, e la trascina per i capelli urlando: «Dhaini! Strega!». A volte sopravvive, depauperata e bandita. Ma duecento volte l’anno, in India, muore. Nell’omertà quasi totale.

Guwahati, capitale dell’Assam, il più importante dei 7 stati del Nordest, è nota come la Città dell’Astrologia. Qui si può visitare il tempio Kamakhya, dedicato alla dea Kali, dove si vedono ancora sacrifici animali. In un cortile del tempio gli agnelli strillano terrorizzati mentre vengono trascinati al ceppo dove attendono il turno piccioni, capre, galline e bufali, gli occhi spiritati dalla paura. Rito e sacrificio fanno parte di quest’interpretazione tantrica della religione indù. A 50 minuti da qui c’è invece la capitale della Magia Nera, Mayong, il cui nome è ispirato alla dea Maya, Illusione o Magia, legata ai poteri della magia nera, conferita ai suoi devoti.

Per capire come mai esista la caccia alle streghe bisogna sapere che qui, a causa dell’assenza di strutture mediche, esercitano ancora guaritori e stregoni. Si chiamano Ojha e sono considerati veri e propri medici. Si va da loro per le malattie mortali che si prendono migliaia di vite ogni anno. Queste terre dove scorre il fiume Brahmaputra sono infestate dall’analfabetismo, ma soprattutto sono regioni dove, anche per mancanza di istruzione sulle norme igieniche, si muore di diarrea, malaria cerebrale, itterizia, tubercolosi, tifo, encefalite, meningite, encefalopatia e encefalopatia metabolica.

Così, quando qualcuno s’ammala, cosa si fa? Si va dall’Ojha, che reciterà i mantra con varie fumisterie. Se non funziona, il guaritore, anche per salvarsi dalla rabbia dei parenti del paziente, spesso cerca un capro espiatorio. Lo stregone, prevalentemente maschio, identifica e accusa la strega, femmina.

Per indicare con precisione le cause di questo fenomeno, Monisha Behal del North East Network, associazione di protezione dei diritti delle donne, ha curato una relazione di 84 pagine dal titolo: «Caccia alle streghe in Assam: dimensioni individuali, strutturali e legali», approfondendo 16 casi. Poiché gli assassini sono soprattutto i parenti, s’è capito che con la scusa della superstizione e la complicità dei guaritori, si bersagliano donne con appezzamenti o casette. Una volta uccise le padrone, i beni passano ai parenti-assassini o vengono comprate a poco dalla mafia dell’immobiliare. Il vecchio «cui prodest» aiuta a capire che si tratta di strappare beni a legittime proprietarie, accusandole d’avere provocato malattie o danni ai raccolti, siccità, alluvioni o malattie del bestiame: basta che un parente si sogni la donna che li maledice o un guaritore identifichi in lei la causa dei guai nel paese o in famiglia.

Malocchio, maledizioni, sortilegi, guarigioni magiche, malattie improvvise: linciaggi. Tutto annacqua nell’ignoranza, nel mancato sviluppo e nell’interesse materiale, manipolato da piccole bramosie, a scapito di donne di mezz’età. Ecco cos’è la caccia alle streghe nell’India di oggi.

 

 

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